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The Globe Thatre

 

 

 

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Elisabetta I

 

 

 

 

 

 

 

W. Shakespeare

 

 

 

Marlowe

 

 

 

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Storia del Teatro Inglese

Il teatro Elisabettiano

 

Per parlare del teatro inglese, è necessario partire dal c.d. teatro elisabettiano (1533-1603).

E il teatro elisabettiano ha il suo corrispondente materiale nel The Globe, intitolato appunto a Elisabetta I. 

Oggi a Londra si può vedere una copia del the Globe, identico a quello nel quale vennero rappresentati i drammi di Shakespeare, Marlowe, Jonson e di tutti i grandi elisabettiani.

La costruzione, di forma circolare, si trova sulla sponda sud del Tamigi, edificata una decina di anni fa, non distante dal luogo dove sorgeva il teatro originale. Allora lontano dal centro e dalla City per paura di disordini, cattivi esempi, grida e rumori vari.

In quel tempo il teatro non era  svago esclusivo della borghesia come lo fu nell’ ‘800,  ma era invece per eccellenza spettacolo popolare, come molti avranno potuto intuire nel film “Shakespeare in Love” di qualche anno fa.

La Platea era a cielo aperto e quindi non riparata in caso di pioggia; questa era destinata ai posti più economici che erano in piedi e al centro.

Il palcoscenico prende un intero arco del cerchio e la parte centrale sporge di oltre un metro verso la platea; di conseguenza gli attori che pronunciano le loro battute al centro, si trovano circondati su tre lati dal pubblico, permettendo a quest’ultimo di vivere più intensamente le rappresentazioni, quasi immedesimandosi nelle stesse.

Il teatro ai tempi di Elisabetta era un potente veicolo di intrattenimento, di conoscenza e di coinvolgimento emotivo. Decine di autori di cui alcuni sommi, trasformarono in battute di dialogo i vizi e le virtù, le azioni e i pensieri segreti, la vertigine filosofica e i capricci più sordidi (  da “I segreti di Londra” di Corrado Auggias).

La Storia e la politica, l’immaginazione e il divertimento erotico, la commedia e la tragedia, non ci fù campo o genere che quel teatro non esplorasse.

Un palcoscenico spoglio, occupato solo da rudimenti, feticci, grezzi simboli della realtà divenne il luogo in cui tutte le passioni, ablete o sublimi, e tutti gli ambienti trovarono appropriata ambientazione.

Al tempo di Sheakespeare Londra ospitava ben 7 teatri; il teatro ebbe allora la funzione che ha oggi la televisione. Nella stessa sala si accalcavano popolani e aristocratici, donne e uomini di ogni età. Il teatro rimase vitale fino a quando fu concepito per intrattenere la più varia umanità; il declino iniziò quando si scrissero testi per popolani e testi per l’aristocrazia intellettuale; dal momento in cui il teatro acquisì la connotazione borghese che ancor oggi possiede, diventando snob e per pochi.

Goffo, barbarico, approssimativo, l’edificio teatrale elisabettiano non ha niente di ciò che sarà la grazia armoniosa dei teatri detti “all’italiana”. Il Globe sorgeva  in uno squallido luogo, circondato da un fossato fangoso, una specie di torre esagonale.

Gli spettacoli incominciavano alle 2 del pomeriggio; i posti avevano prezzi diversi ma tutti dovevano pagare, anche se poco: solo 1 penny per i posti peggiori, in piedi nella platea di terra battuta e magari sotto la pioggia.  Nell’attesa dello spettacolo il colorito pubblico gioca a carte, beve, mangia pezzi di carne salata, si azzuffa, urla… il tutto in mezzo ad odori di tutti i tipi; pensate al fatto che era ancora difficile distinguere i luoghi dove abitavano le persone da quelli che ospitavano gli animali e che spesso questi coincidevano. I posti migliori erano occupati dai ricchi che pagavano uno scellino e che si comportavano più o meno come gli altri, recitando ciascuno la propria parte che la società del tempo gli ha affibbiato.

Per questo gli attori dovevano tirare fuori tutta la propria arte per coinvolgere un pubblico di questo tipo. Il poeta conosce la povertà dei mezzi di cui dispone e si scusa con gli spettatori per gli sforzi che richiederà alla loro fantasia. Un servo appare in proscenio con un cartello sul quale è scritto il luogo in cui si svolge la scena. Tavole e stracci diventano quella località o quel luogo. Era la prima realtà virtuale dove l’immaginazione doveva contare più di ogni altra cosa. Immaginate anche voi come e con quali mezzi potevano rappresentarsi Romeo e Giulietta, l’Enrico V, l’Amleto e tante grandi opere del periodo.

L’autore elisabettiano deve potersi muovere nel tempo e nello spazio con liberta  “cinematografica”. In un singolo atto si possono contare fino a 12 cambiamenti di scena e di luogo; fra una scena e l’altra possono esserci salti anche di decine di anni o centinai di km.  Per aiutare gli spettatori a seguire lo svolgersi dell’azione, gli autori inseriscono opportune battute che servono da orientamento. Il passaggio del tempo è indicato da un interludio comico o da una breve scena durante la quale alcuni personaggi si incontrano , scambiandosi qualche amenità; a volte c’è una canzone. Se entrano gli attori con delle torce accese, nonostante siano le 3 del pomeriggio, significa che la scena è ambientata di notte.

.Importantissimo è il monologo col quale l’attore fa progredire l’azione catturando l’attenzione del pubblico. Tra scena e platea si crea una intimità intensa, palpitante, fonte di una poderosa tensione emotiva. La parte sonora degli spettacoli era eseguita da musicisti che prendevano parte all’azione.

Nel teatro elisabettiano le reazioni sono sempre estreme, le idee tempestose, la gioia travolgente, il dolore sconfinato, i colpi della sfortuna irreparabili, la collera spietata , la lussuria brutale.. L’amore intriso di libidine può anche raggiungere il più alto lirismo; la follia non esclude la ragione; l’avidità e il senso del possesso sono la regola, ma  spesso trionfa la nobile generosità.

Gli elisabettiani accumulano uno spaventoso catalogo di efferatezze e di eccessi che diventano lo sfondo di innumerevoli drammi, romanzi di avventura e di molte opere liriche.

Gli uomini che animano quegli anni e quelle scene sono dotati di grande energia, coraggio e risorse intelleuali.; la disciplina ( e le ingiustizie ) in quegli anni incutevano timore.; le punizioni di ogni tipo dovevano essere terrorizzanti. La morte era concepita come un evento vicino, in ogni momento possibile; le ferite, la tortura, il boia  erano cosa di tutti i giorni. La Torre di Londra in quegli anni colpisce vittime illustri: il duca di Buckingam, la Regina Anna Bolena, la Regina Caterina Howard, Maria Stuarda,….Lasciarono tutti la testa su un ceppo o vennero impiccati e subito dopo tirati giù ancora palpitanti per essere scuoiati vivi, squartati, le membra arse davanti a una folla in tripudio, le teste infilzate su picche e  poste per giorni come ornamento delle porte di Londra, osceno pasto dei corvi.

La superstizione  era alle stelle, le streghe si moltiplicavano così come le pratiche magiche, i fantasmi erano ovunque; le lotte religiose mietevano vittime  e il teatro tutto raccontava nelle sue tragedie, i suoi drammi e le sue commedie.

La vita della maggior parte degli uomini è alternanza di passioni e follia, crucci e pericoli, terrore e morte. Questo è il teatro elisabettiano.

La  vita di un attore elisabettiano non è semplice; bassa è la considerazione sociale che lo circonda; deve trovarsi una protezione ufficiale  di un gentiluomo o della corte. Le stesse autorità londinesi abolirebbero volentieri